mercoledì 23 marzo 2011

Come si ama quando si ama

Ritta sul letto ove giaccio supino scruta il mio corpo e mi lancia una sfida Pretende che il maschio a mò di corrida scatti adirato e le freghi il bacino Mi metto seduto innanzi al suo fiore dai petali rosa e molle d’umori Le sfioro il pistillo in preda a tremori lievi e soffusi di magico odore Al tocco eccitante della carezza morbida e colma di fine lussuria la femmina vinta quasi da furia il corpo abbandona a vivida ebbrezza Poso la bocca sul mio paradiso Fonte lasciva d’essenza vitale Suggo estasiato il succo primordiale Da l’uniche labbra scevre di viso La lingua gioisce nella corolla quale ape flessuosa dentro il suo fiore Gusta e si sazia del caldo licore copioso e limpido come una polla Gli occhi straluna volgendoli al cielo l’amica pervasa ormai di piacere Il ventre contrae continua a godere e cerca ed invoca il solido stelo Caduta in ginocchio infila la lingua nella mia bocca di lei insaporita Insieme l’accolgo al soffio di vita Pregando che mai quel bacio s’estingua Mentre vezzeggio la rosa vermiglia e il colle proclive a ludiche brame Ella la mano conduce allo stame cui gesti elargisce di meraviglia I giuochi invogliano sino allo spasmo i corpi imploranti l’ultimo abbraccio Alla mia femmina stretto m’allaccio smanioso di darle un rivo d’orgasmo. L’adagio supina il corpo allungato sì d’ammirarne le forme sinuose Lecco le gambe e le cosce formose sino a lambire l’incanto del prato Ella irrequieta si pone di lato e mi esibisce il grazioso sedere mirando ch’io possa davver vedere la bruna peluria dell’incarnato La rosea fessura nella vallata emblema assoluto del godimento cagiona alla mente lo stordimento d’una natura di stelle ammantata Dipingo di baci entrambi i fiorelli Poi dolcemente la prendo da tergo Le mani nervose a tempo convergo Sui tremolanti e rigonfi gemelli Tuffo lo stelo nel nido rovente forgia suprema di gusti squisiti Più volte l’immergo e mille appetiti rendono il guizzo vieppiù travolgente Fuori di senno l’amata compagna freme di brividi e prega il suo cazzo. Mi graffia la pelle ed io come pazzo d’urti la copro chiamandola cagna Esige il fallo nel fiore rotondo Si pone prona e mi porge il pertugio Ai fianchi m’avvinghio immune da indugio E colmo di foga muovo l’affondo L’avido incontro tra umori viscosi lega i due corpi in sembianza animale E dona esaltando l’atto carnale orgasmi furenti e libidinosi Toccando le vette del paradiso in ogni amplesso v’è ogni creatura Integra e libera nella natura di dare a chi voglia un vivo sorriso