venerdì 15 aprile 2011

Prescrizione e processo breve

Ecco la duplice lezione che arriva dal voto di mercoledì sulla “prescrizione breve”. Primo. La nuova legge non tocca i processi Mills e Ruby: il primo si sarebbe prescritto anche con le vecchie norme, il secondo si basa su accuse che lo escludono dalla prescrizione breve (e comunque la pubblica accusa ha convocato 200 testimoni, il che comporta almeno 100 udienze: dunque solo per questa fase ci vorrà qualche annetto, e per fortuna si tratta di rito “immediato”). In generale, la nuova legge interverrà su pochissimi procedimenti. Che cosa succede con le vecchie norme? Che quando si verificavano determinati atti giudiziari la prescrizione si interrompeva e ricominciava. Che cosa succederà con il nuovo rito? Che le interruzioni potranno determinare al massimo un incremento di un sesto della prescrizione stabilita dal Codice. E’ allora una legge inutile, come detto in Parlamento dall’opposizione? No, perché essa comincia a intervenire sui tempi dei processi, che in Italia sono inaccettabili. E’ un primo segnale. Per taluni reati, il nostro ordinamento prevede tempi di prescrizione più lunghi della pena massima irrogabile: significa che l’accusato può restare sotto l’azione della magistratura, in attesa di giudizio e magari in carcere, per un periodo più lungo della condanna massima che può subire. E’ inaccettabile in un Paese civile, e infatti negli Stati Uniti non succede. Credo chel’opposizione dovrebbe concordare su questo dato e contribuire a superare questo scontro. (da Il blog di Stefano Filippi). Apprezzabile considerazione.

Nessun commento:

Posta un commento

Lasciate un commento!